La Lettera Scarlatta

Pubblicato il da debdeashakti

Calend1La mia nascita illegittima mi ha costretta ben presto a confrontarmi con lo stigma della puttana, perché agli occhi di tutti questo era mia madre, una puttana.

Non contavano i suoi diciannove anni fragili, men che meno il coraggio nel portare avanti una gravidanza dopo che l'uomo che diceva di amarla l'aveva abbandonata al proprio destino. Lei era per tutti, inclusa la famiglia che ebbe il buon cuore di non ripudiarla, nulla più che una puttana.

Per estensione, io, senza aver ancora emesso il primo vagito, mi ritrovavo ad essere mio malgrado la figlia di una puttana. Un marchio cucito addosso, una lettera scarlatta marchiata a fuoco sulla fronte, qualcosa con cui fare i conti molto presto, insomma. Negli anni ho pensato spesso a questa parola. Puttana. Devo dire che ha sempre esercitato su di me fascino misto a vergogna, come di un qualcosa di cui, impigliato nei meandri delle ere, si fosse persa l'autentica definizione.

Ad ogni modo, conosco bene quel senso di disapprovazione, quegli sguardi lascivi e irrispettosi degli uomini, e quelli sdegnati delle donne, quando quella che tutti loro credono essere una puttana comincia ad aggirarsi nel loro quieto vivere, come una bestia conturbante e pericolosa, da usare e ingabbiare, da allontanare col fuoco, o le pietre. Da piccola mi ricordo che mia nonna mi diceva sempre: "Non diventare come tua madre" .

Io, nel desiderio di compiacere quell'anziana donna che tanta vergogna aveva dovuto sopportare per il semplice fatto di averci accolte in casa, decisi che sarei stata una brava ragazza il più a lungo possibile, tanto per non rischiare di sfornare alla nonna, dopo una nipote, magari un'altra discendenza bastarda.

Poi, la Shakti mi richiamò a sé.

Con tag divina shakti

Commenta il post

Sintesi 03/06/2012 18:20

Commuovente.
Ma stiamo tranquilli, quella antiquata mentalità ha ormai fatto i suoi giorni e presto farà come tutto ciò che ha raggiunto il suo apice: declinerà inesorabilmente.